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Iraq (Repubblica dell'Iraq)
Nel 2005, con le prime elezioni legislative libere della storia dell'Iraq si è nettamente delineata la fine dell'era di Saddam Hussein e del regime baathista. Si calcola che dall'inizio della dittatura di Saddam, nel 1979, il numero delle vittime varia da 300,000, (stime dell'Autorità Provvisoria della Coalizione in Iraq), a 500,000 (organizzazioni per i diritti umani), fino a più di un milione, tra giustiziati e sepolti in fosse comuni, secondo i partiti politici iracheni. Le esecuzioni, come le torture e altre pene crudeli (marchiatura della fronte, amputazione di orecchie, mani e lingua), erano all'ordine del giorno e previste per una serie infinita di reati, assolutamente non proporzionali alla pena, compresa la mera critica del regime. Sospesa dall'Autorità Provvisoria della Coalizione in carica fino al Giugno 2004, la pena di morte è stata ripristinata dal Governo ad interim di Iyad Allawi per omicidio, sequestro di persona, stupro e traffico di stupefacenti, cui successivamente si sono aggiunte i reati di terrorismo e istigazione al terrorismo. Nel 2006 si sono registrate 54 condanne a morte e 22 esecuzioni. Le operazioni terroristiche di Al-Qaeda, miranti a stabilire uno Stato islamico alla guida della popolazione sunnita irachena, costituiscono una delle principali minacce alla stabilità del paese. Al-Qaeda ha agito principalmente nella provincia occidentale di Anbar e in quella di Diyala, al confine con l'Iran. Entrambe le province sono infatti caratterizzate da una maggioranza di popolazione sunnita. Lo scorso novembre, il premier iracheno Al-Maliki ha reso pubbliche le statistiche secondo le quali la violenza in Iraq è drasticamente diminuita: gli attentati sono calati del 77%, in settembre il numero di civili uccisi è calato del 29% rispetto ad agosto, i profughi che cercano di scappare attraverso la Siria si sono ridotti da 20,000 a 600. Fouad Ajami, in un suo recente articolo, annovera tra i fattori che hanno portato a questi risultati incoraggianti anche la presenza dei 160,000 soldati americani sotto la guida, dal gennaio scorso, del generale Petraeus. Egli sostiene che la popolazione irachena capisce l'importanza della presenza americana molto più di quanto non ci vogliano fare credere i mass media. Il calo nelle violenze, specie nell'Anbar, va anche ricollegato alla recente collaborazione tra le truppe americane e i capi tribù in quella provincia, nonché alla crescente scelta della popolazione civile di collaborare attivamente contro Al-Qaeda. Le violenze continuano anche se più sporadiche e lo Sceicco Sattar Abu Reisha, il leader dell'opposizione Sunnita, è stato assassinato da Al-Qaeda agli inizi di settembre. Altro contributo esterno al caos in Iraq è fornito dall'Iran, che finanzia e addestra le milizie sciite fondamentaliste, come quelle di Muqtada al-Sadr.
La mancanza di ordine nel Paese ha portato anche a numerosi casi, riportati da varie ONG, di abuso della forza da parte delle autorità, tortura nelle carceri, detenzioni illegali. Human Rights Watch attesta che il Governo della Regione Federale del Kurdistan ha intrapreso sforzi positivi per revisionare i casi di prigionieri arrestati senza addurre precisi capi d'accusa, rilasciando così centinaia di detenuti.
La costituzione stabilisce l'Islam come religione di Stato, garantendo la libertà di culto alle altre fedi. Lo scorso aprile, il Ministero degli Interni ha abolito la norma 358 del 1975 che vietava il rilascio del documento di identità ai fedeli Baha'i.
La fine dell'era di Saddam e dell'ideologia baathista aveva fatto sperare in un miglioramento delle condizione dei pochi ebrei rimasti in Iraq e di un avvicinamento a Israele. In realtà, l'instabilità del Governo e le lotte settarie, hanno fatto sì che gli ebrei fossero la minoranza più vulnerabile. Nel marzo 2006, è stata varata una legge che impedisce agli ebrei che in passato hanno perso la cittadinanza irachena, di riacquistarla. Indice della costante insofferenza nei confronti dello Stato ebraico è la tragedia del politico iracheno Mithal Al-Alusi. A seguito della sua visita in Israele nel 2004, fu espulso dall' Iraqi National Congress. Nel febbraio 2005, è sopravvissuto a un attentato teso contro di lui, nel quale hanno perso la vita i suoi due figli e una guardia del corpo. Nel 2004, Al-Alusi ha fondato il Partito della Nazione Irachena, di stampo laico e liberale, il cui Vice Segretario è Adil Aljuboory.
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